Ieri al San Paolo l’ispiratore del celebre film con Robin Williams ha giocato con bambini e genitori Patch Adams, un clown-dottore a Pediatria Emozione e curiosita’ a Savona per la visita del medico americano

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Paride Pasquino SAVONA

Sara’ un medico vestito da clown o un clown vestito da medico? Lui, il pediatra piu’ famoso del mondo, Patch Adams – la cui storia e’ diventata un film di grande successo interpretato da Robin Williams – non ha alcun dubbio: «Sono un clown…lo sono diventato 36 anni fa. Da 32 sono anche un dottore> >. Ieri Adams era a Savona e per un intero pomeriggio ha «sconvolto» la vita del reparto di PEDIATRIA del San Paolo. Ha ballato, cantato, scherzato, intrattenuto bambini e adulti. Personaggio clownesco anche nella vita di tutti i giorni, Patch Adams. I pochi che si aspettavano di vederlo arrivare in camice hanno scoperto subito il clown che si nasconde (neppure troppo) in un uomo di 55 anni alto quasi 2 metri. Capelli lunghissimi raccolti in una coda, pitturati di azzurro e verde, baffetti alla D’Artagnan, sorriso perennemente stampato sul volto. Camiciona hawaiana, pantaloni larghissimi a fioroni, un calzino diverso dall’altro. Arriva sulla Volvo del primario di PEDIATRIA, Amnon COHEN che e’ andato fino a Genova a prenderlo e che per tutto il pomeriggio lo seguira’ facendo da padrone di casa e interprete al tempo stesso. Con Patch Adams c’e’ anche Susan Parenti, musicista, compositrice, performing partner che lo segue da sempre in questa avventura quasi fuori dal tempo che e’ la medicina del sorriso. Ridono, scherzano, giocano con tutto e con tutti. I bambini li adorano, gli adulti li ammirano. Nella sala d’attesa del reparto, al terzo piano del padiglione Astengo, ci sono tutti: medici infermieri, piccoli ricoverati con i genitori. C’erano anche i tre attori savonesi della compagnia «I Mastrociliegia», Elio Berti, Enza e Daniela Liaci che da settimane fanno i clown nel reparto. Oggi con Patch Adams e’ stata la loro consacrazione. In un breve discorso tradotto simultaneamente dal primario COHEN, Patch Adams spiega i motivi della sua scelta. «In America l’obiettivo di prendersi cura delle persone va di pari passo con la possibilita’ di attingere ai loro quattrini». Adams ha voluto ribaltare questo concetto, facendone una filosofia di vita e capendo il fatto che si poteva curare le persone, o meglio prendersi cura di loro, con il buonumore, il sorriso. C’e’ stato spazio per le domande, dalla piu’ semplice di un bambino («Ma i suoi baffi sono veri o finti?») allo sfogo drammatico e toccante della madre di una bimba autistica e idrocefala, cui Patch Adams e Susan Parenti hanno saputo dare speranza e voglia di continuare a lottare. La festa e’ finita nelle camere del reparto, ballando valzer nella corsia al suono della fisarmonica. Domani Patch Adams sara’ a Genova, ospite di una festa nel porto antico.

  11-05-2000, STAMPA, SAVONA, pag.43

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