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L'Associazione Cresci finanzia la CLOWN TERAPIA professionalmente realizzata da attori del Gruppo Timoteo ,dei Mastrociliegia, e della Fondazione Teodora, realizzando una vera e propria terapia del sorriso nel reparto di Pediatria dell'Ospedale S.Paolo di Savona. Dal 2007 il centro pediatrico di Savona è Polo di Formazione per i CLOWNDOTTORI unico centro Ligurenell'ambito di un progetto interregionale delle Regioni Toscana, Calabria, Sardegna, e Lazio. Vi proponiamo uno scritto del Dottor Baciccia dal titolo L'OSPEDALE CALMO 
DOPO ANNI CHE NON FACEVO PALLONCINI
“Alessia” è una bambina di 5 anni molto in gamba. L’ho conosciuta alcuni giorni fa in Day Hospital dove era venuta a fare gli esami per una operazione alle tonsille. Spaventata e costantemente attaccata alla mamma “Alessia” mi guarda, non parla e chiede alla mamma alcune informazioni su di me. Ad un tratto la capo sala fa rilevare alla mamma che la bambina ha una tosse che non le permetterà di essere operata. In quel preciso momento io comincio a giocare con la tosse di “Alessia” e lei mi parla e ad un tratto mi domanda:” Sei un dottore?” - ed io: - “Certo!” poi bisbiglia qualcosa nell’orecchio alla mamma, una cosa che io non capisco e decido di non entratre in quel rapporto figlia-mamma. Oggi “Alessia” è entrata in reparto per essere operata e come mi vede mi riconosce. Entro nella sua stanza con lei c’è la mamma e la zia, inizio a parlare della sala operatoria dove dovrà andare. Siamo vicini alla festa di Halloween e lei ha sul letto un cappello da strega con le lucette. Inizia una storia dove io prendo una lucetta dal suo cappello e me la metto sul dito, poi lei inizia a fare domande con l’ìintercalare “:Come hai fatto? – Chi sei? Ecc.” e a questo punto mi definisco un dottore marinaro e tiro fuori un pesce dalla tasca. “Alessia” ride si stacca un po’ dalla mamma e vengono fuori altre storie di Baciccia e i pesci. Ad un tratto “Alessia” rivolgendosi alla mamma e alla zia: “Ve l’avevo detto che i dottori qui giocano con i bambini!”. Credo che “Alessia” con le sue paure possa provare ad andare in sala operatoria. Ho detto: “con le sue paure” ma non con quelle della mamma. Infatti dopo circa mezz’ora “Alessia” viene chiamata in sala operatoria ma alla vista di una siringa inizia, giustamente, ad avere paura. In quel momento sia io che l’infermiera ci guardiamo negli occhi, quasi increduli, perché la mamma diventa nervosa e cerca di imporre alla figlia la puntura. “Adesso basta! Mi sto arrabbiando!” E’ sempre più lontana dalla bambina mentre lei cerca di farsi coccolare e più la mamma si arrabbia e più “Alessia” piange e si dispera. Risultato: Viene rimandata in stanza con la mamma che continua ad essere arrabbiata. Una volta in stanza entro e trovo nel letto a fianco un bambino che ha circa l’età di “Alessia”, appena operato. Inizio a fare un palloncino, o meglio, una costruzione di tre palloncini per Andrea, “Alessia” è incuriosita, ed io, anche se non sono molto convinto di ricattarla, vado avanti nella speranza di aiutarla. “Perché gli fai il palloncino?” - ed io: - “Lo faccio a tutti……..quelli che sono stati operati….!?!?!?!?” - “Allora se mi faccio operare lo fai anche a me?” - “Certo!” Avevo pensato bene: la stavo biecamente ricattando ma, forse, con la mamma in quella situazione era una delle poche cose da fare. Dopo poco tempo “Alessia” tornava in stanza dalla sala operatoria, il palloncino era sul suo comodino, ma io non c’ero. Dopo una settimana “Alessia” viene in reparto a fare un controllo e mi viene a cercare. Non mi parla del palloncino come di un gran regalo ma della positività che le ha dato vederlo sul suo letto al ritorno dalla sala operatoria. Che bello! E pensare che quando ero piccolo ero rimasto colpito da una vecchia canzone di Renato Rascel che diceva: “ ………Dove vanno a finire i palloncini?” Adesso finalmente lo so: NEL CUORE DEI BAMBINI. Elio BERTI Clown-dottore Fondazione Theodora Onlus Pediatria San Paolo Savona
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