LO PSICOLOGO RISPONDE PDF Stampa

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LO PSICOLOGO RISPONDE


“SIAMO I GENITORI DI MARCO E LUCA GEMELLI DI TRE ANNI E SIAMO MOLTO PREOCCUPATI PER GLI ACCESSI DI COLLERA CHE HA LUCA QUANDO FERMAMENTE DICIAMO NO A DELLE SUE RICHIESTE OPPURE STABILIAMO DELLE NORMALI REGOLE DI CONVIVENZA.
TUTTO CIO CREA ENORMI CONFLITTI AGITAZIONE IN FAMIGLIA E CON IL FRATELLO IL QUALE NON PRESENTA QUESTA AGGRESIVITA’ ANZI SPESSO E’ SOPRAFFATTO DA LUCA.
POTETE CONSIGLIARCI QUAL’E’ IL MODO MIGLIORE PER GESTIRE QUESTA RABBIA CHE ESPRIME LUCA BUTTANDOSI ATERRA SCUOTENDO BRACCIA E GAMBE E COME COMPRENDERLO ED AIUTARLO AD ESPRIMERE I SUOI SENTIMENTI?”.

 

Capita a tutti nella vita di provare rabbia, in tutte le famiglie e in tutte le situazioni sociali esistono i contrasti.

Una grande capacità che tutti dobbiamo acquisire è quella di gestire i conflitti e le emozioni forti.

La collera è comune a noi tutti ed è normale e sano provare rabbia per certe cose ed è rassicurante per i bambini sapere che anche i genitori vanno in collera. La differenza sta nel modo di affrontarla. Se i genitori si arrabbiano e riescono a superare la collera, anche il bambino imparerà a gestire in modo positivo le proprie emozioni.

I bambini devono potersi arrabbiare e devono trovare dei modi accettabili di esprimere la collera.

L'accesso di collera è tipico dei bambini in età prescolare. Possono avere dei fortissimi attacchi di rabbia e comportarsi come se stessero davvero per esplodere, buttandosi a terra, agitando furiosamente braccia e gambe.

Gli accessi di collera sono l'espressione esteriore della perdita di un senso di se che genera nella persona un senso di frammentazione. I bambini piccoli quando sono agitati tendono ad agire piuttosto che a parlare, comunicano tramite il comportamento.

Se un adulto riesce a contare fino a dieci ed ad aiutare il bambino, a farlo tornare in se, a farlo sentire meno dilaniato dalla collera, probabilmente il bambino finirà per tranquillizzarsi.

L'adulto deve restare calmo, non deve farsi sopraffare dalle emozioni del bambino al punto da lasciarsi trascinare, cedendo anche lui all'ira. E' più facile cadere all'irritazione e dire “piantala con queste assurdità”, che prendere atto che il bambino è sofferente e ha bisogno di essere tranquillizzato e contenuto.

Quando i bambini sono piccoli, possiamo ancora trattenerli fisicamente, contenerli finché l'ondata d'angoscia non è passata, e poi aiutarli a riprendersi. Alcuni bambini hanno bisogno di questo contenimento fisico, ad altri basta la voce o la pazienza dei genitori o semplicemente che li lasciate sfogare, limitandosi ad essere presenti.

Bisogna che l'espressione della rabbia venga tollerata dagli altri, perché il bambino non la senta come qualcosa di insopportabile o, nella peggiore delle ipotesi, letale. Se non si possono esprimere la collera e la rabbia diventa difficile, e a volte quasi impossibile, gestire questi sentimenti estremi. Se non ne può fare esperienza di persona, il bambino non ha modo di imparare a controllare le sue emozioni aggressive. Solo provandole può sapere quanto sono forti. Se non può buttare fuori la sua rabbia, o tradurre almeno in parte in azione quello che sente, può immaginare il suo potere di distruzione ben più grande di quanto non sia realmente. Rischia allora di subire un trauma quando deve affrontare un compagno prepotente. A seconda della sua esperienza e di come l'ha elaborata, si può comportare da bravo bambino che non usa mai le mani, ed essere picchiato; può pensare di essere invincibile e scoprire con stupore che l'altro bambino è più forte di lui; può essere incapace di controllarsi e fare molto più male di quanto fosse nelle sue intenzioni.

Dovrebbe esserci uno spazio in cui i sentimenti di collera sono legittimi. L'espressione della collera e i limiti entro cui viene accettata variano non solo a seconda delle culture, ma anche da una famiglia all'altra. Sbattere le porte, urlare, rompere oggetti può essere normale in una famiglia e inconcepibile in un'altra. Il bambino deve sperimentare innanzitutto la collera nella propria famiglia, per poter poi fare confronti con ciò che è consentito altrove.

A volte i bambini, per dare sfogo alla collera, diventano aggressivi. L'aggressività è spesso l'altra faccia della paura. I bambini piccoli, in particolare, traducono subito in azioni i loro sentimenti; per capire che il pensiero deve precedere l'azione hanno bisogno dell'esempio di un adulto. Con il tempo i bambini imparano che pensiero ed azione non sono la stessa cosa. Riflettendo di più prima di agire, si può anche cominciare a scegliere se si vuole o meno agire.

In quanto genitori, dobbiamo essere capaci di accettare le furie e la collera che provochiamo quando prendiamo posizione e diciamo no ai nostri bambini. Dobbiamo imparare a stabilire delle regole di convivenza, nella speranza di aiutare il bambino ad avere considerazione per gli altri.

Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che l'aggressività può essere anche una forza positiva. Spesso è l'aggressività a rendere determinati, a dare una spinta in avanti. Sta a noi, poi, farne un uso costruttivo o distruttivo.

 

Dott.ssa Angela Antolini

( Psicologa- Psicoterapeuta Consulente dell’associazione Cresc.i )